Il mio pensiero sulla divulgazione scientifica non autorevole

Non sono ne chimico, ne biologo ne medico e quindi devo affrontare la questione con un diverso approccio. 

È acclarato che nulla nella vita è a rischio zero. È una questione di percentuali e statistiche. Nel caso di specie, ogni farmaco potrebbe potenzialmente scatenare effetti collaterali capaci di risultare molto pericolosi. 

Anche una fragola potrebbe uccidere. Quindi la valutazione dei rischi e dei benefici è dipendente da caso a caso. Posso essere allergico alle melanzane ma non ad un altro alimento.  

Poi però vedo sulla rete di persone senza esperienza specifica in materia condividere, e pertanto divulgare, informazioni di carattere sanitario senza alcuna remora di poter creare danno a qualcuno. Parlando di vaccini, se il vaccino contro il Covid fosse un salvavita per qualcuno (o quanto meno riuscisse ad abbassare il rischio di morte) e se una persona leggendo questi tipi di post dovesse convincersi di non farlo lasciandoci poi la pelle? Lo avremmo sulla coscienza?

Perché prendersi questa responsabilità senza avere competenza specifica? Non sarebbe meglio lasciare scienza e coscienza in capo alle singole persone e ai loro medici, come del resto succede per qualsiasi altro farmaco? Del resto, alla fine, non posso che fidarmi del mio medico di fiducia che mi conosce bene e conosce la mia storia clinica. E magari dell'ospedale nel caso venissi un giorno ricoverato. Non possiamo fare altro. 

Lasciamo alle vignette, sui social, il potere di condizionarmi delegando al followers di turno diagnosi e relativa terapia, atti ovviamente da sempre delegati alla classe medica?

Questi messaggi si basano su presupposti e hanno motivazioni di tipo politico, sono scelte di campo. La stessa politica che vorrebbero contrastare sentendosi vittime. 

Per quello che può valere, cioè zero, questo è il mio pensiero a riguardo.

Pubblicato in prima revisione il 20-11-2020
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